giovedì 1 agosto 2013

Il partito delle donne


Non solo sono atea ma anche femminista...roba da far accapponare la pelle a più della meta' della popolazione mondiale! D'altronde una delle ragioni per cui non amo le religioni e' che esse sono decisamente nate dalla mente di uomini e fatte a immagine e somiglianza degli uomini, intendendo solo quelli di sesso maschile. Così vorrei iniziare con un “Maledizione!” Perché’ mi viene da urlare quando penso a noi donne  e a dove siamo finite nella parabola della storia. Mi guardo attorno e ci vedo sempre in eterna minoranza. Anche tra di noi le donne che pensano donna sono in minoranza, molte non si accorgono neanche di pensare “ uomo”. Stavo giocando ad immaginarmi una   conferenza stampa in cui si annuncia la nascita del partito delle donne ed un incauto giornalista chiede: “ ma un partito delle donne che cosa può dare agli uomini?”. Ed io dalla piattaforma delle fondatrici, abbasserei i miei occhiali neri finta tartaruga, da cui spunterebbero quegli oramai famosi occhietti arguti neri e con un’erre moscia che non ho, e un nasino puntato all’insù che non ho, sibilerei: “ Mi dica c’è forse un partito oggi al potere che abbia un segretario donna, o che abbia una maggioranza di donne nel suo organico, eppure…eppure a noi donne ci viene mica spontaneo chiederci   cosa può fare questo partito per noi? No, diamo per assunto che sia un partito asessuato. Ma non lo è, non lo sono neanche gli uomini e non lo siamo noi!”. Applauso!!   Ah! che goduria! Ecco la nascita del partito delle donne sarebbe l’unico incentivo a tornarmene in Italia. Sarei felice di aderire ad un partito solo di donne. Possiamo mettere le quote azzurre, accogliere una piccola percentuale di uomini, che ovviamente sono i benvenuti, nelle nostre file, ma nei corridoi del partito no, nei corridoi e al bar il monopolio sarebbe femminile! Quante volte con i piedi ben piantati sulla moquette del parlamento europeo mi si presentava davanti la scena di 3,4 uomini immersi a parlottare. Raramente ho visto gruppi misti di “parlottamento”! li non c’è quota che tenga. Le abbiamo provate tutte: leggi movimenti partiti. Solo tre leggi hanno cambiato veramente la storia delle donne in Italia: quella di votare, quella sull’aborto e quella sul divorzio. Lì ci siamo arenate. Siamo rimaste agli anni settanta ma le condizioni economiche sono peggiori. L’effetto di “Se non ora quando” (SNOQ) sta scemando e non tutte possono essere Femen. Quindi perché non provare con un partito delle donne? Chi dice che non è questione di “sesso” mente.  Dove sono i rabbini donna, il papa donna, i gesu’ donna, i primi ministri italiani donna, il presidente della FIAT donna, il velino uomo, l’olgiatino uomo, la pizzaiola, il colf, la pompiera, la sindaca di Roma, la direttrice di Repubblica, della Stampa, e non è questione di sesso?! E’ come dire che il presidente Obama è abbronzato! Obama e’ nero ed io sono bianca. Non rifuggiamo dal colore della nostra pelle come rifuggiamo dal “colore” del nostro sesso. Essere “color blind” è una forma di razzismo come la  “gender blindness” è una forma di sessismo. Anche gli uomini più sensibili ed attenti al giorno di oggi sono gender blind. Ma nasce dall’educazione, dai genitori, dalla società che ci circonda questa cecità. E come si fa a guarire un cieco? Gli si mette un cane affianco cosi riesce a vivere? Non risolve il problema alla radice. Si deve investire su quelli che nasceranno vedenti. Gli uomini della mia generazione sono ancora ciechi. Dobbiamo puntare a quelli che non sono nati. Per cui votare partiti la cui dirigenza è uomo, non ha senso oggi per una donna. Un partito delle donne con uomini che sono ciechi neanche ha senso. Possono partecipare ai margini, se vogliono. Ma ci deve essere a mio avviso un punto di rottura.  Sennò non si ottiene il cambiamento. Un partito delle donne che ha come obiettivi la riforma della scuola per creare i futuri e le future vedenti e del welfare per permettere alle donne di occupare il 50% dei posti lavorativi dirigenziali. Il partito delle donne non deve creare discriminare gli uomini, deve azzerare la discriminazione delle donne e colmare quel vuoto che ci distanzia dai diritti di cui godono gli uomini. SNOQ ha dimostrato che qualcosa nell’aria c’è, forse è ancora acerba ma per me il frutto diventerà maturo quando da SNOQ si passerà ad un partito delle donne. 

mercoledì 3 aprile 2013

pensiero complesso, pensiero stupendo



All’inizio fu il Logos”, una bella frase che non tradisce le radici razionali dell’uomo: non solo verbo ma anche pensiero, logos. Non solo parole, ma anche ragionamento. Peccato che poi la Bibbia vi affibbi la favoletta di Adamo ed Eva per spiegare la nascita dell’uomo. Perché’ per educare il popolo alla religione, si ha bisogno di miti, simboli e liturgie, semplici preferibilmente. Come semplice ed efficace è la maniera di comunicare del nuovo Papa Francesco, un nome, una garanzia, a cui il Papa cerca di attenersi saldamente. Un Papa pericoloso oserei dire perché’ mi pare ostinato a stravolgere la vecchia chiesa e renderla più pura, più vicina alle origini della cristianità. Pericoloso perché’ un comunicatore così trascina gli incerti, insinua dubbi negli ostinati e converte. E sebbene creda fermamente in uno stato laico e non ateo, certo è che più credenti ci sono, più arduo è il percorso verso la laicità. Inoltre noi atei abbiamo uno svantaggio enorme, che la società odierna acuisce: siamo complessi! Una società che tende alla semplicità, alla specializzazione, all’uniformità, alla velocizzazione, al bisogno di certezze, non può abbracciare una prospettiva che non solo ha come punto di partenza il dubbio, ma che, ancor peggio forse, non è lineare, associa all’ordine delle cose un dis-ordine autorganizzato, una catena d’incastri che nascono casuali e poi vivono di causalità. La complessità non solo è difficile da spiegare ma anche da introitare e spesso cede alla confusione. Talvolta è più semplice affermare ciò che non è, piuttosto che ciò che è complesso, certo questa è una delle ragioni per cui ci chiamiamo/no “a-tei”! Lo stesso approccio scientifico spesso cede al settorialismo e ad un esasperato razionalismo nell’ansia di rendere tutto prevedibile e riconoscibile. Lo studio dei sistemi complessi è un approccio relativamente recente alle materie come la biologia, la fisica, l’economia, la matematica.  Certo è che mentre un tempo si pensava che l’evoluzionismo e la selezione naturale mirassero al perfezionamento delle specie, oggi direi piuttosto che la convivenza di organismi semplici con quelli più complessi, di “errori della natura” con esseri che sembrano macchine da guerra, di specie   rimaste ferme nella loro evoluzione all’età della pietra che convivono con mutanti, rende la complessità una forma di imperfezione e anche di pensiero adatta ad una realtà che di per se non è univoca e perfetta, anche nelle sue manifestazioni più semplici e chiare. Un esempio è quello del pensiero economico, lineare e progressista, fondato sulla razionalità dell’uomo che di conseguenza quando sceglie, fa scelte “razionali”, prevedibili forse, ma sicuramente non vere. Anche qui c’è bisogno di complessità, sarà per questo forse che la depressione economica mi sembra imprevedibile quanto un terremoto!  Se il percorso dell’evoluzione assomiglia alle ramificazioni di un corallo, lo studio dei sistemi complessi, il pensiero complesso medesimo, sono il vero progresso dell’evoluzione. Un pensiero chiuso, che riconduce tutto ad un'unica fonte, che ricerca la perfezione, che attribuisce unicità al momento della creazione, perde il logos per strada e non legge l’universo multidimensionale nel quale viviamo.