mercoledì 3 aprile 2013

pensiero complesso, pensiero stupendo



All’inizio fu il Logos”, una bella frase che non tradisce le radici razionali dell’uomo: non solo verbo ma anche pensiero, logos. Non solo parole, ma anche ragionamento. Peccato che poi la Bibbia vi affibbi la favoletta di Adamo ed Eva per spiegare la nascita dell’uomo. Perché’ per educare il popolo alla religione, si ha bisogno di miti, simboli e liturgie, semplici preferibilmente. Come semplice ed efficace è la maniera di comunicare del nuovo Papa Francesco, un nome, una garanzia, a cui il Papa cerca di attenersi saldamente. Un Papa pericoloso oserei dire perché’ mi pare ostinato a stravolgere la vecchia chiesa e renderla più pura, più vicina alle origini della cristianità. Pericoloso perché’ un comunicatore così trascina gli incerti, insinua dubbi negli ostinati e converte. E sebbene creda fermamente in uno stato laico e non ateo, certo è che più credenti ci sono, più arduo è il percorso verso la laicità. Inoltre noi atei abbiamo uno svantaggio enorme, che la società odierna acuisce: siamo complessi! Una società che tende alla semplicità, alla specializzazione, all’uniformità, alla velocizzazione, al bisogno di certezze, non può abbracciare una prospettiva che non solo ha come punto di partenza il dubbio, ma che, ancor peggio forse, non è lineare, associa all’ordine delle cose un dis-ordine autorganizzato, una catena d’incastri che nascono casuali e poi vivono di causalità. La complessità non solo è difficile da spiegare ma anche da introitare e spesso cede alla confusione. Talvolta è più semplice affermare ciò che non è, piuttosto che ciò che è complesso, certo questa è una delle ragioni per cui ci chiamiamo/no “a-tei”! Lo stesso approccio scientifico spesso cede al settorialismo e ad un esasperato razionalismo nell’ansia di rendere tutto prevedibile e riconoscibile. Lo studio dei sistemi complessi è un approccio relativamente recente alle materie come la biologia, la fisica, l’economia, la matematica.  Certo è che mentre un tempo si pensava che l’evoluzionismo e la selezione naturale mirassero al perfezionamento delle specie, oggi direi piuttosto che la convivenza di organismi semplici con quelli più complessi, di “errori della natura” con esseri che sembrano macchine da guerra, di specie   rimaste ferme nella loro evoluzione all’età della pietra che convivono con mutanti, rende la complessità una forma di imperfezione e anche di pensiero adatta ad una realtà che di per se non è univoca e perfetta, anche nelle sue manifestazioni più semplici e chiare. Un esempio è quello del pensiero economico, lineare e progressista, fondato sulla razionalità dell’uomo che di conseguenza quando sceglie, fa scelte “razionali”, prevedibili forse, ma sicuramente non vere. Anche qui c’è bisogno di complessità, sarà per questo forse che la depressione economica mi sembra imprevedibile quanto un terremoto!  Se il percorso dell’evoluzione assomiglia alle ramificazioni di un corallo, lo studio dei sistemi complessi, il pensiero complesso medesimo, sono il vero progresso dell’evoluzione. Un pensiero chiuso, che riconduce tutto ad un'unica fonte, che ricerca la perfezione, che attribuisce unicità al momento della creazione, perde il logos per strada e non legge l’universo multidimensionale nel quale viviamo.