“All’inizio
fu il Logos”, una
bella frase che non tradisce le radici razionali dell’uomo: non solo verbo ma
anche pensiero, logos. Non solo parole, ma anche ragionamento. Peccato
che poi la Bibbia vi affibbi la favoletta di Adamo ed Eva per spiegare la
nascita dell’uomo. Perché’ per educare il popolo alla religione, si ha bisogno
di miti, simboli e liturgie, semplici preferibilmente. Come semplice ed
efficace è la maniera di comunicare del nuovo Papa Francesco, un nome, una
garanzia, a cui il Papa cerca di attenersi saldamente. Un Papa pericoloso
oserei dire perché’ mi pare ostinato a stravolgere la vecchia chiesa e renderla
più pura, più vicina alle origini della cristianità. Pericoloso perché’ un
comunicatore così trascina gli incerti, insinua dubbi negli ostinati e
converte. E sebbene creda fermamente in uno stato laico e non ateo, certo è che
più credenti ci sono, più arduo è il percorso verso la laicità. Inoltre noi atei
abbiamo uno svantaggio enorme, che la società odierna acuisce: siamo complessi!
Una società che tende alla semplicità, alla specializzazione, all’uniformità,
alla velocizzazione, al bisogno di certezze, non può abbracciare una
prospettiva che non solo ha come punto di partenza il dubbio, ma che, ancor
peggio forse, non è lineare, associa all’ordine delle cose un dis-ordine
autorganizzato, una catena d’incastri che nascono casuali e poi vivono di
causalità. La complessità non solo è difficile da spiegare ma anche da
introitare e spesso cede alla confusione. Talvolta è più semplice affermare ciò
che non è, piuttosto che ciò che è complesso, certo questa è una delle ragioni
per cui ci chiamiamo/no “a-tei”! Lo stesso approccio scientifico spesso cede al
settorialismo e ad un esasperato razionalismo nell’ansia di rendere tutto
prevedibile e riconoscibile. Lo studio dei sistemi complessi è un approccio
relativamente recente alle materie come la biologia, la fisica, l’economia, la
matematica. Certo è che mentre un tempo
si pensava che l’evoluzionismo e la selezione naturale mirassero al
perfezionamento delle specie, oggi direi piuttosto che la convivenza di
organismi semplici con quelli più complessi, di “errori della natura” con
esseri che sembrano macchine da guerra, di specie rimaste ferme nella loro evoluzione all’età
della pietra che convivono con mutanti, rende la complessità una forma di imperfezione e anche di pensiero
adatta ad una realtà che di per se non è univoca e perfetta, anche nelle sue
manifestazioni più semplici e chiare. Un esempio è quello del pensiero
economico, lineare e progressista, fondato sulla razionalità dell’uomo che di
conseguenza quando sceglie, fa scelte “razionali”, prevedibili forse, ma sicuramente
non vere. Anche qui c’è bisogno di complessità, sarà per questo forse che la
depressione economica mi sembra imprevedibile quanto un terremoto! Se il percorso dell’evoluzione assomiglia
alle ramificazioni di un corallo, lo studio dei sistemi complessi, il pensiero
complesso medesimo, sono il vero progresso dell’evoluzione. Un pensiero chiuso,
che riconduce tutto ad un'unica fonte, che ricerca la perfezione, che attribuisce
unicità al momento della creazione, perde il logos per strada e non legge l’universo
multidimensionale nel quale viviamo.
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