Quante volte ho sentito dirmi che viviamo in un paese di cultura cristiana e che io benché atea, volente o nolente fossi intrisa di questa cultura. Che i miei simboli sono la croce, la palma e l'ulivo, che le mie domeniche sono il settimo giorno in cui il Dio cristiano si riposò, che la mia arte sono le chiese di Cristo, che ciò che penso giusto e ciò che penso sbagliato è il giusto e sbagliato cristiano, che i miei giorni sono scanditi dal calendario cristiano, e così via. Quando è avvenuto questo salto da religione a cultura? Perché ne sono improvvisamente divenuta parte? È da una vita che sono una “diversa” e di colpo durante un pranzo qualunque tra amici, ecco che sono diventata di maggioranza, di “cultura cristiana”. Cosa c’è di peggio che dire ad una "dissidente” che fa parte di una maggioranza di cui neanche condivide il credo? E soprattutto, c’è un’uscita laterale?!
E’ vero simboli e calendari sono della maggioranza cristiana, ma hanno un’importanza relativa nella mia vita e se mi sposto in un paese musulmano o buddista la perdono completamente. Sono fatti contingenti al territorio, non all’essere umano, come lo è invece l’etica o l’arte, che sono aprioristici rispetto a qualunque religione o credo. Sono un po’ più preparata sui simboli cristiani che su quelli buddisti o musulmani, ma questione di dove ti coglie la storia, non di cosa ne pensi. E per quanto riguarda i 10 comandamenti, ad oggi li ho rispettati tutti senza neanche conoscerli, a dire che la normale convivenza tra esseri umani impone delle regole comportamentali basiche che non hanno bisogno di essere sancite da Dio; dallo Stato si però, ed infatti è uno dei suoi compiti. Ed e’ qui penso che sta il barba trucco: l’osmosi tra religione e cultura è pericolosa quanto l’osmosi tra Stato e religione. La religione dovrebbe avere una connotazione individualistica e privata, come il “genere”: ad esempio dire che l’Europa è di “cultura etero” perche probabilmente la maggioranza lo è, ed ha i suoi simboli, le sue credenze, alcuni dicono la sua “morale”, non significa che nella bandiera dell’Unione Europea ci mettiamo una bella coppia etero, come invece è stato messo l’azzurro del manto di Maria. Il termine “cultura” può essere utile per identificare gruppi diversi, ma il suo utilizzo diventa pericoloso quando si vuole affermare la supremazia di una maggioranza, che così invade la vita di coloro che non ne fanno parte. Come la prenderebbe un musulmano nato e cresciuto in Italia, se gli dicessimo che è di “cultura cristiana”? Non sarebbe ridicolo ed anche palesemente non vero? Per un’atea è assolutamente lo stesso discorso, e lo è ancora di più poiché almeno un Dio ( in senso generale) il musulmano ed un cristiano ce l’hanno in comune.
E così, mi esonero dalla “cultura cristiana”, anche se sono sempre a rischio di tornarci dentro visto che per me un passo in avanti nella comprensione, sono due passi indietro nel dubbio!
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